Biblioteca FAVOLE AL TELEFONINO di Fabian Negrin Orecchio acerbo pagg. 28, e 13,50 Fiabe per bambini che hanno la lunghezza di un SMS; un intero racconto in 160 caratteri per i nostri figli, per abituarli ai "ritmi moderni". Dice l'autore che il suo è «un omaggio giocoso e, al tempo stesso, il tentativo di dare un piccolo aiuto al viaggio dei piccoli verso il futuro. Con la speranza che le fiabe ci portino con loro». Una minuscola antologia illustrata, fulminante e pirotecnica, che raccoglie alcune tra le favole più famose e le rivisita con allegra ironia, alla luce di un immaginario collettivo tanto fervido quanto smaliziato e consapevole. Nel solco della più classica tradizione favolistica, a volte trasfigura la realtà quotidiana in fiaba, altre volte sottolinea con derisione la totale irrazionalità del comportamento dei potenti. Fiabe per bimbi smaliziati, che crescono cullati dalle suonerie dei cellulari. E così anche le fiabe vanno aggiornate; ecco quella, rinnovata, di Cappuccetto rosso: «C'era una bambina che non credeva nei lupi. Nel bosco trovò 1 animale. Caccia! Gli ordinò. GRRR! Fece il lupo divorandola. Lui non credeva nelle bambine». E leggete questa: «Son tornata, urlò la strega. Il bambino continuò a leggere. La strega entrò nel letto. Hai paura? Buonanotte vecchia! E' la rinchiuse dentro il libro x sempre». Sferzanti aforismi narrativi per chi, smarrita la via, non rinuncia a cercarla. Con fantasia e creatività. LA SCATOLA BUCATA di Francesca Sifola Edizioni Sabinae pagg.161 , e 15,00 La memoria, il sogno, l'incanto. La protagonista del romanzo di Francesca Sifola fugge dalla realtà rifugiandosi in un mondo "altro". Ci viene in mente l'incipit del film di Fellini "Otto e mezzo", con gli uomini chiusi nelle auto in fila, separati nei propri microcosmi e poi il regista che fugge dalla realtà quotidiana e opprimente, "volando" sulle ali della fantasia e dell'arte. Il romanzo della scrittrice napoletana è riflessivo, onirico. Narra di una donna che si rifugia nel sogno ad occhi aperti. Visionario e riflessivo, il racconto circumnaviga attorno ai sentimenti. Un po' "leibniziana", la protagonista, Claudia, è chiusa nella sua "monade" senza porte e finestre; e allora crea la finestra onirica. Si tuffa in visioni fantastiche, si lascia trasportare sulle ali della fantasia, si sdoppia. C'è una parte "cosciente" che vive, ama, parla con gli altri; ma ce n'è un'altra più recondita che è "altrove", anima vagante in universi "paralleli". Due parti che si ricongiungono solo la notte, quando si è soli con se stessi. Una storia così riflessiva, richiedeva uno sforzo narrativo. E l'autrice, nella scrittura, utilizza uno stile espressivo particolare, immaginifico. Non banalizza ma descrive in modo poetico. Utilizza le parole come pennellate sulla tela narrativa. Ad esempio il dormire è suggestivamente «il desiderio di magia che si sciolse sotto le palpebre fino alle prime ore dell'alba». Tutto ciò può forse rallentare la lettura, ma è un bene. D'altronde come si fa ad essere lettori distratti di una storia che punta a valorizzare le finestre mentali? Gaetano Menna |