Luglio 2010
 
 
   

Agricoltura è...
Il cocomero - Chiamato anche melone d'acqua dagli inglesi o anguria (dal greco Angourion) , il cocomero è una "cucurbitacea", proprio come il cetriolo o il melone. E' originario dell'Africa tropicale e già coltivato dagli Egiziani. Il cocomero è un frutto tipicamente estivo e può raggiungere fino ai 20 Kg di peso. La buccia si presenta liscia e dura, di colore verde con striature e macchie bianche o giallastre, la polpa invece, a maturazione, è rossa e molto carnosa. E' il frutto che detiene il record del maggior contenuto d'acqua: ne è costituito, infatti, per il 90%. Oggi, è largamente diffuso in tutto il mondo, sia nella fascia tropicale che in quella temperata-calda. In Italia è coltivato su oltre 14.000 ettari di territorio. Avendo esigenze termiche molto elevate (la temperatura minima di germinazione è di 15° C), è possibile seminarlo solo a primavera inoltrata (aprile-maggio), per poi essere raccolto in piena estate. Poiché le produzioni precoci hanno un valore economico assai elevato, il cocomero si coltiva spesso in campi in coltura semiforzata: la più semplice forzatura è la pacciamatura, ossia l'utilizzo sul terreno di un film plastico che riesca a garantire un partocolare effetto termico. I frutti sono pronti per la raccolta all'incirca dopo il quarto mese dalla semina. Le varietà più coltivate sono il cocomero di Pistoia e di Faenza, il Black Diamond e l'ibrido Baby Funn. Il sapore così dolce e zuccherino del frutto non è dovuto alle percentuali di zucchero presenti, non molto alte, ma dalla presenza di sostanze aromatiche; in effetti le reali percentuali di zuccheri variano dal 3,7% al 6,4% (notevolmente inferiori a molti altri frutti). Inoltre. il quantitativo d'acqua presente prima citato lo rende il frutto col minor apporto calorico (circa 20 Kcal per 100 g) e permette di avere un forte potere saziante. L'unica attenzione va rivolta al consumo dei semi, da evitare poiché contenenti sostanze con una elevata attività purgante. L'ora dei gerani - Nel periodo estivo si pensa, erroneamente, che le piante non abbiano bisogno di particolari cure o che i lavori di giardinaggio possano essere limitati. Ma non è cosi. Le nostre piante hanno, infatti, in questo periodo dell'anno necessitano di cure maggiori. Bisogna anzitutto dar loro molta acqua nelle ore meno calde della giornata, specialmente se piante esposte a sole pieno, inoltre, è necessaria la preparazione di talee estive di piante da giardino o da appartamento da porre in dimora in autunno. Proprio in questi mesi vediamo fiorire tra tutti i gerani. Da sempre considerato il re indiscusso di balconi e terrazze, perché facile da coltivare e per la generosa produzione di fiori annuale, il geranio arrivò in Europa dall'Africa meridionale. Il geranio zonale è la varietà più comune e diffusa, facilmente riconoscibile perché caratterizzata da un portamento eretto, fusti tondi e carnosi con foglie grandi e tondeggianti le quali, al loro interno, presentano una "zona" più scura chiamata "zonale" (da cui il nome). Maggiormente utilizzato per abbellire e adornare balconi, è invece il geranio edera semplice, che, anche con poca terra, una scarsa irrigazione e una forte e costante esposizione al sole, riesce a dare splendide fioriture durature nel tempo. Il nome "Edera" ha una duplice matrice: la prima, più scontata, è la somiglianza delle foglie alla comunissima edera; la seconda, invece, è da attribuire al portamento pendente che assume la pianta durante la crescita. Normalmente dai fiori rosa o rossi, il geranio edera semplice è certamente una delle piante più belle e generose che un balcone possa permettersi. Tra le altre specie e varietà vanno ricordati geranio imperiale (poco adatto ai balconi per l'altezza) e il geranio edera doppia, molto simile a quello "semplice", sia per esigenze che per portamento, ma incrociato con il geranio zonale. Olio e fritto - Esistono due categorie di persone: i "salutisti" e i "golosi", cultori dell'aspetto fisico e della propria salute i primi, cultori del gusto e del cibo i secondi. Ciò che è certo è che il gusto è uno degli ingredienti principali della nostra vita. Nell'antica Roma, ad esempio, in fatto di cucina non si risparmiava affatto e si usava friggere già con l'olio di oliva. Nel medioevo, invece, veniva utilizzato lo strutto del maiale (così da non sprecare alcuna parte dell'animale). Oggi si privilegia friggere con oli vegetali, principalmente di oliva o di arachide, fatta eccezione per alcune regioni del nord-Italia come l'Emilia, in cui è ancora frequente l'utilizzo dello strutto. Tra i primi oli di semi vi è quello di mais, già conosciuto dai Maya nel 3000 a.C. Intorno al '700 invece, in Europa, arrivò dall'Asia l'olio di soia, all'epoca estremamente per numerose preparazioni. Nella nostra cucina si frigge praticamente qualunque cosa, dalla carne alla frutta, spaziando per i dolci e le verdure, e non sempre sono necessarie pastelle o infarinature; si frigge per dare più struttura a una pietanza o addirittura per recuperare gli "avanzi", dando loro un aspetto più gustoso. Inoltre, i cibi fritti sono spesso associati ai "cibi da strada" tradizionali di numerose regioni italiane, come ad esempio i krapfen in Trentino Alto Adige e i supplì nel Lazio, e ancora gli arancini e le panelle in Sicilia. Insomma, che fare...la prova costume si avvicina, ma guai a perdersi una frittura, magari di pesce, nel bel mezzo dell'estate. E, come dicono molti, al "cuor non si comanda", figuriamoci al gusto. Marco Dionisi

 
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