Mondo vegetale: in famiglia si sta meglio In campagna, si sa che alcune piante vanno d’accordo con altre, a dimostrazione che ci sono specie che interagiscono meglio di altre. Coltivare differenti ortaggi sullo stesso appezzamento si chiama consociazione e ha il vantaggio di riuscire a valorizzare la reciproca influenza che esiste tra le differenti varietà fino a spingerne lo sviluppo ecc. In natura alcune piante traggono profitto dall’essere insieme, mentre altre entrano addirittura in una sorta di competizione negativa e per altre ancora non si registra alcuna modifica. La ragione risiede nell’interazione degli apparati radicali che hanno la capacità di influire sulla crescita e lo sviluppo delle altre colture. Ad esempio, come insegna l’antica conoscenza contadina, mai piantare la salvia con i cetrioli o l’aneto con le carote. Vietato unire l’aglio con il cavolo, ma quest’ultimo si avvantaggia della convivenza con la menta e il basilico odia la ruta. Semaforo verde, invece, tra sedano e pomodoro; lo spinacio, invece, è la pianta orticola di miglior carattere: va d’accordo con tutti. Fin qui le conoscenze acquisite nei secoli di civiltà agricola, la novità è cominciare a parlare e studiare la “vita sociale” delle piante. E’ questa la nuova frontiera sostenuta da numerose ricerche universitarie, a dimostrazione che il regno vegetale è ancora un mondo da esplorare. Quella condotta da un’equipe di biologi canadesi della McMaster University, parte dalla Cakile edentula (una pianta diffusa soprattutto in nord Europa e Nord America) riuscendo a dimostrare che, in vaso con piante della stessa specie, ma non imparentate, sviluppa un apparato radicale più robusto paragonato a quello che produce quando, invece, viene piantata insieme alle “sorelle”. Questo indica non solo che la Cakile è in grado di riconoscere i propri parenti, ma che con gli “stranieri” gareggia di più, riuscendo ad estendere quanto più possibile il proprio apparato radicale per assorbire il maggior nutrimento nel terreno. Della stessa équipe, uno studio sulla “Impatiens pallida”, prova che questa pianta dedica maggiore sforzo energetico allo sviluppo delle proprie radici quando è attorniata dai propri parenti. Ulteriori studi che comprovano una forma di vita sociale delle piante sono stati compiuti dall’università americana del Delaware sulla Arabidopsis thaliana (o arabetta comune, della famiglia delle Brassicacee: per le sue ridotte dimensioni e per la brevità del suo ciclo di vita è spesso studiata come organismo modello in biologia vegetale). La ricerca ha dimostrato che, piantando due diverse specie vegetali in un ridotto spazio, la prima si sviluppa in modo da non soffocare i propri simili, ma quelle di famiglie diverse. Anche lo studio portato avanti dall’University of California, è riuscito a confermare che nel mondo vegetale esiste una forma di mutuo soccorso tra parenti. Così, partendo dall’analisi della salvia comune, quando c’è una pianta danneggiata, le altre della stessa specie rilasciano sostanze che capaci di rafforzare il sistema immunitario dell’intero gruppo. E’ presumibilmente l’apparato radicale, attraverso i meccanismi con cui avviene la nutrizione, il mezzo di comunicazione attraverso cui si scambiano le informazioni. Non siamo ritornati al mondo dei Druidi, i sacerdoti celti che adoravano l'albero come un dio, né pensiamo sia il caso di venerare le piante, ma è certamente interessante l’idea che possa esistere una coscienza del mondo vegetale a dimostrazione che la vita segreta delle piante è ancora un territorio da scoprire… Sue Macgilly |