Editoriale Il futuro dell’agricoltura è strettamente connesso al ricambio generazionale, come Anga ne siamo convinti, così come ogni giovane imprenditore – scegliendo di impegnarsi in agricoltura - intende operare e far crescere la propria azienda, pur assumendosi in pieno la responsabilità d’impresa. Certamente ci sono temi importantissimi che abbiamo affrontato e continuiamo a dibattere, primo fra questi la Pac nel post 2013. Sono reduce da una due giorni serrata a Bruxelles: gruppo di lavoro del Ceja, incontro con la Rappresentanza Permanente d’Italia e un approfondimento, al Parlamento Europeo, con alcuni europarlamentari della Comagri. Considero necessario “pensare positivo” e agire senza sosta a 360°. Se è vero che la goccia cava la roccia, non ci dobbiamo mai stancare di ripetere e agire in tutte le sedi e in tutte le occasioni, anche le non “professionali” per comunicare il ruolo e l’importanza di un’agricoltura moderna. Non a caso ho scelto di usare il termine “comunicare” invece di “informare”. Comunicare, infatti, significa mettere in comune, rendere l’interlocutore partecipe, non un semplice recettore di informazioni. In questo riusciremo a cointeressare su quel che pensiamo e vogliamo per il nostro settore e per le nostre imprese. E’ importante riuscire a coinvolgere gli “stakeholders” su un obiettivo comune: un’agricoltura moderna, che si sappia confrontare con i mercati, produttrice di cibo sufficiente e sano per tutti i consumatori europei e che contribuisce anche alla produzione di energia da fonti rinnovabili, riducendo così la dipendenza dall'estero e proteggendo l'ambiente. Certamente i nodi ci sono e vanno sciolti. A proposito dell’attuazione dei PSR, ad esempio, vanno registrate le mancate spese, soprattutto sulla grande sfida del ricambio generazionale e dell’insediamento dei giovani agricoltori che – a livello nazionale – lambisce il 10% della spesa preventivata, su questo numero vi abbiamo dedicato un’ampia analisi. Ritornando alla Pac post 2013, sembrerebbe logico e necessario avere come priorità la competitività, anche in termini di gestione della domanda e dell'offerta, attraverso strumenti che permettano di governare le crisi di mercato. Ed è in questo senso che vanno pure riorganizzate le risorse dello sviluppo rurale, indirizzandole alle esigenze delle imprese agricole e tenendo ben presente l’emergenza ricambio generazionale che vale sia per le giovani imprese già insediate, sia per i giovani che imprenditori agricoli lo diventeranno volentieri, in un settore, però, che potrà offrire concrete opportunità di sviluppo. Nicola Motolese |